PER UNA CARTOGRAFIA DELL'ANIMA

PER UNA CARTOGRAFIA DELL'ANIMA
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Un viaggio lungo frontiere evanescenti, incontri con uomini e donne dalle identità fluttuanti, panoramiche su territori meticci. Quello di Volker Koepp in In Sarmatien è un percorso ai confini della geografia, della storia e ai margini del cinema. L'abbiamo incontrato


Spalle larghe e occhi azzurri, portamento maestoso e sguardo magnetico. Si presenta così Volker Koepp all'appuntamento di fronte all'hotel Ritz di Milano. Difficile definire “intervista” quella con il regista tedesco: è lui che da esperto viaggiatore orienta la disposizione delle parti, decide i tempi delle domande, conduce la conversazione.

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DISCESA NELLA NOTTE DELL’ETERNO PRESENTE

DISCESA NELLA NOTTE DELL’ETERNO PRESENTE

Cavalo Dinheiro, l’ultimo lavoro di Pedro Costa, è una contemplazione del tumultuoso passato coloniale del Portogallo. E del suo incerto futuro. Un film che sfugge alle classificazioni, poetico e anti-spettacolare

Dalla notte viene Ventura, l’oscurità è il suo regno, intrappolato in un luogo indefinito, una prigione, un ospedale o forse un manicomio, immobile in un tempo circolare, in cui passato e presente si confondono, ci accompagna nell’oscurità dell’animo, del ricordo, della malattia e del sogno.

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CONFESSIONI DI UN CINICO

CONFESSIONI DI UN CINICO

Riflessione sul potere manipolatorio del cinema o straordinaria premonizione? L'occhio selvaggio di Paolo Cavara, a oltre quarant'anni dall'uscita, rivela la sua straordinaria attualità. Ne abbiamo parlato con il critico Alberto Pezzotta

Un regista percorre l'Africa e il Sud-est asiatico con una piccola troupe. Cerca scene spettacolari, quando non le trova le suscita, qualche volta addirittura le crea. Non stupisce che, dopo Harun Farocki e In Comparison, L'occhio selvaggio - primo lungometraggio di finzione di Paolo Cavara, del 1967, fresco di restauro da parte della Cineteca Nazionale, con la riflessione sull'etica delle immagini che inevitabilmente suscita - sia oggetto di un omaggio da parte di Filmmaker.

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LA FAMIGLIA E I SUOI INGRANAGGI

LA FAMIGLIA E I SUOI INGRANAGGI

Tre generazioni di artigiani alle prese con le trasformazioni della città e del mercato, i Ciliberti custodiscono il ricordo di un passato mitico che si traduce oggi in meccanica degli affetti

Nel quartiere San Cataldo di Bari tutti conoscono i Ciliberti. In un luogo curioso «a metà fra uno sfasciacarrozze e il deposito di un rigattiere» si intrecciano tre generazioni di meccanici e inventori. Fabrizio Bellomo con L’albero di trasmissione, che viene presentato in Prospettive, ci trasporta in un’oasi nel cuore della modernizzazione urbanistica che ha stravolto il microcosmo del quartiere fra gli anni Sessanta e Ottanta.

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IL RAGGIO <br>CHE ILLUMINA L'ASSENZA

IL RAGGIO
CHE ILLUMINA L'ASSENZA

Un fratello in carcere, il dialogo che prova a colmare il vuoto, lo sguardo sospeso su un cast d'eccezione. È Tyndall, racconto epistolare di un tempo che si dilata e diventa cinema

Un racconto familiare a metà tra videoarte e documentario biografico. Un kammerspiel contemporaneo, che si giostra tra un racconto epistolare a più voci e tableaux vivants sospesi nel tempo. Tyndall, cortometraggio di Fatima Bianchi realizzato nell’ambito del laboratorio Nutrimenti  terresti, nutrimenti celesti - curato da Filmmaker - partecipa alla sezione Prospettive.

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