TU VO’ FA’ L’AMERICANO

TU VO’ FA’ L’AMERICANO
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Metti un venerdì milanese, un aperitivo sul Sagrato del Piccolo e dell’hip pop made in Italy in sottofondo. Ho creato lo scenario ideale per incontrare il regista francese Pascal Tessaud. È qui per presentare il suo primo lungometraggio, Brooklyn, e con i suoi 39 anni suonati, è forse il regista più “vecchio” in concorso al MFF. I ruoli si invertono. Sto al gioco e lascio che dia libero sfogo alla curiosità facendomi intervistare. «Esistono donne che fanno rap in Italia? Quale scena del film ti è piaciuta di più?»

Poi tutto torna alla normalità e finalmente posso cominciare la mia intervista. 


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EUROPA. ULTIMA FRONTIERA

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Io sto con la sposa, presentato fuori concorso a Venezia e oggi al MFF, non è solo un film, ma un atto di disobbedienza civile. Dopo l terribili naufragi dell' ottobre 2013 in cui persero la vita centinaia di migranti, un gruppo di persone sente l'esigenza di prendere posizione sulla libera circolazione degli individui. Un progetto dal basso che ha unito 2617 soggetti e che testimonia quanta presa abbia l'argomento sulle coscienze.

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Yann Gonzalez, il regista francese, trionfatore il settembre scorso al MFF con il suo Les recontres d’après minuit, torna quest’anno nelle vesti di giurato.

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Il lungometraggio di Roman Vital è ambientato in un luogo surreale, un centro di deportazione immerso nelle Alpi svizzere dove i richiedenti asilo aspettano - anche per anni- nel silenzio insopportabile delle montagne.

Nell’atmosfera apparentemente paradisiaca di Life in Paradise si consumano il disagio dei rifugiati e la rabbia degli abitanti che non accettano la decisione del governo.

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Botox o non botox, questo è il dilemma. La donna feticcio che Frédéric Doazan deumanizza in Supervenus, nel concorso cortometraggi, incarna la risposta. Il regista parigino taglia, riempie, aspira e gonfia. Modella un corpo femminile secondo il canone di bellezza mediatico, ma come in Frankestein di Mary Shelley, qualcosa va storto e le intenzioni non corrispondono alle attese. Il risultato fa orrore. 

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The Age of Rust, presentato nel concorso cortometraggi, rappresenta per Francesco Aber e Alessandro Mattei la fine di un percorso di studi (al Centro Sperimentale di Cinematografia, sezione Animazione) e l'inizio di un cammino fortunato, cominciato da Annecy e che li condurrà fino a Seul.

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Stasera ultimo appuntamento della rassegna Esperimento Europa. Tocca ad Happily Ever After, documentario sui generis della regista croata Tatjana Bozic. L’abbiamo incontrata.

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